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Condizioni indispensabili per una preghiera autentica


Vedremo nei prossimi aritcoli alcune condizioni fondamentali per una preghiera autentica.

francesco4.jpg1. Una preghiera autentica

Sembra opportuno completare il quadro della dimensione antropologica della preghiera delle Ore con due osservazioni fondamentali che ci aiutano ad entrare nei sentimenti e atteggiamenti della Chiesa, per fare della semplice teologia un'autentica mistagogia orante.
In prima luogo, bisogna ricordare che la struttura fondamentale della preghiera ecclesiale comprende una ricca varietà di atteggiamenti e di formule eucologiche. Scoprire questa varietà suppone la gioia di poter esprimere i mille sentimenti che riempiono il cuore umano e le innumerevoli situazioni nelle quali vive la Chiesa e l'umanità. Ma anche la fatica e l'ascesi.
In secondo luogo bisogna tener conto delle esigenze di una autentica preghiera. Un libro liturgico o alcune formule liturgiche non sono celebrazione e tanto meno preghiera fino a quando non sono assunte e "celebrate" dall'assemblea cristiana o dal fedele che entrano personalmente, mediante i testi, in dialogo con Dio. L'impegno più esigente riguarda gli oranti che debbono tradurre le formule in preghiera mettendo in esse vita e animo. Una bella osservazione di J. Pinell ci ricorda qualcosa di evidente e talmente logico che si finisce per dimenticarlo: «Il testo che la Chiesa ci offre per celebrare le ore rimane lettera morta finché non si ha da parte della comunità e dei singoli componenti dell'assemblea un'azione che tende a trarre dalla propria riflessione e dal proprio impegno spirituale quella realtà unica e irripetibile che è l'orazione di quel momento». Per questo l'impegno teologale della preghiera o della celebrazione esige che "la mente stessa si trovi in accordo con la voce mediante una celebrazione degna, attenta e fervorosa" (PNLO 19), secondo la formula della Regola di san Benedetto. Tale è il contributo che ciascuno deve offrire alla preghiera della Chiesa universale e alla comunione orante della propria assemblea.
Questa necessaria attualizzazione, che passa attraverso le formule ecclesiali, ha pure i suoi spazi di creatività e di inserimento delle intenzioni della comunità orante affinché la preghiera cristiana risuoni nell'oggi della Chiesa e del mondo.
Sarebbe priva di autentica ricchezza umana una preghiera che dimenticasse questa dimensione storica e locale della Chiesa pellegrina nel tempo, che condivide le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini e che si sente, per mezzo anche della preghiera pubblica, in intima e reale solidarietà con il genere umano e con la sua storia.

2. Preghiera ed esistenza cristiana

La LO che ritma il tempo della Chiesa e l'esistenza degli oranti cristiani che sì uniscono nella preghiera comune, non può essere considerata una parentesi slegata dall'esperienza quotidiana del lavoro e dell'apostolato. Si corre il rischio di isolare la preghiera fino a renderla insignificante nell'intreccio della vita reale; o di sacralizzarla come se fosse l'unico momento di culto, efficace solo nel momento di costruire la Chiesa e di dare testimonianza del Vangelo, come molti finiscono per pensare.
Questi due concetti erronei sono stati superati dalla teologia del Vaticano II che ha scoperto nella teologia del culto del Nuovo Testamento, così come è presentata dal Vangelo, da Paolo e dall'autore della Lettera agli Ebrei, l'unità indissolubile tra liturgia e vita, realizzata ora dalla partecipazione al medesimo sacerdozio di Cristo, origine e fondamento dell'unità per mezzo del sacerdozio dei fedeli nella loro dimensione cultuale ed esistenziale.
Tale prospettiva è stata accolta senza difficoltà dalla Costituzione Laudis canticum: «L'intera vita dei fedeli, attraverso le singole ore del giorno e della notte, è quasi una "leitourgia", mediante la quale essi si dedicano in servizio di amore a Dio e agli uomini, aderendo all'azione di Cristo che con la sua dimora tra noi e con l'offerta di se stesso, ha santificato la vita di tutti gli uomini. Questa sublime verità del tutto inerente alla vita cristiana, la Liturgia delle Ore la esprime con evidenza e la conferma in maniera efficace. È per questa ragione che le preghiere delle Ore vengono proposte a tutti i fedeli, anche a coloro che non sono tenuti per legge a recitarle».
La preghiera comune anticipa davanti a Dio l'impegno di spendere la giornata che inizia, al servizio del Regno, raccoglie i suoi frutti e le sue sconfitte, e dà senso alla notte e al giorno. Essa unisce nell'intenzione e nell'azione tutta l'umanità. Il lavoro quotidiano riceve il suo senso liturgico per la sua indissolubile unione con la preghiera e diventa la concreta manifestazione dell'Amen alla volontà del Padre.
L'attenta celebrazione orante, distribuita con equilibrio e sobrietà lungo il giorno, può essere una manifestazione dell'ordine e della riconciliazione con l'attività quotidiana: soprattutto nelle comunità che alternano il lavoro e la preghiera, la pastorale e la comunione orante, evitando quell'attivismo che sterilizza e distrugge, e anche la passività o la mancanza d'impegno apostolico che è la negazione evidente della propria donazione al Regno.
Le espressioni della preghiera suppongono, per essere vere, un efficace e gioioso dedicarsi non soltanto all'«Opus Dei» della preghiera, ma anche al lavoro con Dio e per Dio nel servizio dei fratelli e nella diffusione del Regno. Ora la preghiera, dice PNLO 28, è «alimento e stimolo per l'azione pastorale e missionaria».

Giuliano Franzan OFMCapp
 
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Studio Teologico Interprovinciale "Laurentianum" dei Frati Minori Cappuccini
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