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Altre condizioni indispensabili per una preghiera autentica


Un cammino di preghiera e d'impegnobreviariorom6.jpg
Realizzare l'unità tra preghiera personale e preghiera liturgica, tra dimensione contemplativa ed esistenza attiva, non fu mai facile e sembra che oggi lo sia ancor meno, sia per i sacerdoti come per i laici.

La Chiesa ha compiuto uno sforzo notevole per rivitalizzare l'orazione. Ha sacrificato la quantità per la qualità. Ha cercato di superare la monotonia con la varietà armoniosa di una preghiera ricca e arricchente. Ha dato alla LO il respiro sapienziale di una teologia e di una spiritualità. L'ha aperta alla piena partecipazione dei fedeli. E tutto questo sta producendo i suoi frutti, soprattutto nell'iniziale apertura della preghiera delle Ore ai laici e ai gruppi nella Chiesa, con una ancor timida introduzione della preghiera comunitaria nelle parrocchie.
Tuttavia ci sono ancora molti ostacoli da superare. Pregare non è mai stato facile. Anche la preghiera liturgica ha la sua ascetica e la sua mistica, il suo sforzo necessario e le dolcezze della contemplazione. Ma tutto questo suppone un lungo e perseverante cammino. Colui che celebra regolarmente in particolare o in comune la LO, sa di incontrare una serie di difficoltà il cui superamento esige un notevole sforzo. Dopo la novità che suscitò entusiasmo nei primi momenti del cambiamento, rispunta il disincanto. Per molti decenni si è data la colpa al latino, ora ci accorgiamo che la lingua volgare non risolve tutti i problemi. E non si può dare la colpa alla preghiera, dato che il difetto è nell'orante. Può succedere che la preghiera non funzioni perché l'orante non è in condizioni per incontrarsi con il Dio vivo e vero al quale lo guida la parola orante della Chiesa; o per la sua situazione fisica, o per la stanchezza e le distrazioni che le fatiche della vita portano con se, o per le sue mancanze e peccati che non gli permettono di pregare con sincerità senza passare prima attraverso una riconciliazione adeguata con il Dio della preghiera. A volte, poi, c'è una certa tensione nella preghiera fatta insieme, per una mancanza di vera "comunione spirituale" tra gli oranti, per la loro indifferenza o forse per evidenti mancanze di fraternità e di comunione. Tutto ciò passa dagli oranti nella stessa preghiera.
Ci sono comunque difficoltà oggettive nella preghiera delle Ore che non si possono passare sotto silenzio: il linguaggio biblico, lontano dalla nostra cultura, l'assimilazione non facile di una preghiera proposta e non composta da noi, con l'evidente difficoltà di unire il cuore e la mente con la voce. Gli atti che si ripetono quotidianamente richiedono un notevole sforzo per non cadere nella monotonia. Non si passa rapidamente e senza problemi dall'attività frenetica alla calma contemplativa della preghiera comunitaria; ci sono ponti di serenità e di silenzio che bisogna alzare tra il castello della preghiera e il campo dell'attività apostolica. Ed esiste una sottile tentazione di sottovalutare la preghiera liturgica. Alcuni lo fanno portati dall'attivismo, perché sembra loro che sia inutile o inefficace la preghiera per cambiare la società o edificare la Chiesa nella pastorale concreta. Altri nutrono il sospetto in base ad un certo misticismo individualista.
S
embra loro che l'unica vera ed efficace preghiera sia la meditazione o contemplazione personale, nella quale l'uomo si mette in contatto con Dio senza la mediazione un po' artificiale della preghiera della Chiesa.

Sono difficoltà e tentazioni della preghiera e degli oranti che possono giungere a bloccare nella propria vita il ritmo della preghiera ecclesiale, la sua teologia, la sua dimensione cultuale e la sua efficacia santificatrice. Si annulla in questo modo quel ritmo vitale che si suppone presente nelle persone e si toglie loro quello slancio necessario verso una pastorale che ancora bisogna intensificare perché si converta in preghiera normale di tutta la comunità cristiana.

Tre indirizzi necessari per la preghiera viva ed autentica
Per la necessaria ascesi della preghiera che può e deve sfociare nella contemplazione e nell'impegno, possono servire alcune linee di spiritualità, appena abbozzate in un programma che comprende tutta una vita.


1. Saper ricreare la preghiera quotidiana
"Perseverare" è la parola neotestamentaria della preghiera. È il “proskarteréo” della comunità del cenacolo e dei primi cristiani di Gerusalemme che perseveravano nella preghiera (cf. At l, 14; 2, 42). La preghiera cristiana esigerà sempre la "perseveranza", capacità di ricominciare ogni giorno, di saper essere presenti con tutto il proprio essere, di continuare nella preghiera unanime, passando attraverso i molti deserti che l'esperienza della preghiera deve superare. La creatività o l'animazione suppongono la capacità di fare una preghiera viva, di una comunità viva e vivace, con tutte le possibilità che la Chiesa offre.


2.
Saper durare nella preghiera affinché diventi contemplazione
È un atteggiamento che esige una chiara e visibile relazione d'impegno fedele con Cristo che ci convoca alla preghiera, e con lo Spirito che prega con noi; è fedeltà alla comunità che ci accompagna, alla Chiesa universale e locale che rappresentiamo, al mondo per cui preghiamo. La contemplazione personale è un dono, ma esige anche la contemplazione liturgica che suppone una progressiva unificazione dell'orante, una fiamma teologale che dà forma e vivifica tutta la sua preghiera in parole, gesti, silenzi. È la capacità, dono dello Spirito che è l'animatore della contemplazione della Chiesa, di far proprie le formule oranti, di sentirle come ricreate nella propria preghiera, di lasciarsi condurre soavemente dalla formulazione che la Chiesa ci propone e di versare in essa la ricchezza della nostra preghiera, ecclesializzata come "voce della Sposa allo Sposo". Chi sa pregare così impara anche la legge della gratuità, della lode disinteressata, del tempo "perso" e offerto a Dio. Così infatti si valorizza il dono che Dio ci fa introducendoci nel mistero e nella ricchezza della preghiera più che il "servizio" che gli rendiamo con il nostro culto. È a questo punto che bisogna giungere con l'esperienza della preghiera ecclesiale, se non vogliamo soccombere alla tentazione di abbandonarla per la sua apparente inefficacia sociale o pastorale.


3.
Riempire di realismo vitale le formule della preghiera
Una preghiera con spessore esistenziale. La preghiera della Chiesa come quella degli oranti dell'Antico Testamento e come la preghiera di Gesù, dev'essere realista, impegnativa e impegnata con l'esistenza concreta, non slegata da essa. All'orante e alla comunità si chiede quel vibrare esistenziale che trasforma le ossa aride delle formule in un corpo vivo che respira e si muove sotto gli impulsi dello Spirito. Nell'alveo aperto da questa eucologia ecclesiale, il cristiano immette il realismo della storia, l'esistenza degli uomini, i suoi lavori, i problemi della pace e della giustizia. Così la preghiera "impegna" l'orante. E così l'orante s'impegna a vivere, nella continuità dell'esistenza, i mille dettagli dei desideri espressi, delle buone intenzioni pronunciate, per continuare nella vita quell'alleanza con Dio che gli sta chiedendo, mediante il dialogo orante della rivelazione, l'effettiva realizzazione delle parole e della preghiera, in una storia di salvezza che, come in passato, deve sempre essere un intreccio di parole evangelizzatrici e di azioni che sono testimonianza efficace dell' amore di Dio tra gli uomini.

Così la preghiera della Chiesa, con tutta la sua ricchezza, è celebrazione e attualizzazione della rivelazione e continuità della storia della salvezza.
Giuliano Franzan OFM Capp
 
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