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Le dimensioni della Liturgia delle Ore


breviariorom1.jpgPossiamo cogliere questa sua triplice dimensione: il suo senso "trinitario" (che abbiamo parlato nel primo articolo), con il ruolo speciale che spetta al Padre, a Cristo e allo Spirito; il suo carattere ecclesiale-comunitario; la sua densità "umana"

Carattere ecclesiale

La preghiera cristiana diventa logicamente ecclesiale per vari motivi: esprime il "noi" comunitario del popolo di Dio e del corpo di Cristo; è fondata sulla partecipazione nell'unico battesimo e sulla confessione della stessa fede; pur ammettendo una grande varietà nelle formule, essa rinsalda il senso della comunione con la Chiesa di tutti i tempi e di tutti i luoghi, poiché usa formule tipiche della tradizione biblica e liturgica antica; ha quel tono di universalità e quell'ampiezza di orizzonti che sono le caratteristiche del popolo di Dio; confessa la comunione con la Chiesa celeste e la solidarietà con le ansie di tutta l'umanità.
Ogni preghiera ecclesiale è in qualche misura preghiera di tutto il corpo di Cristo, in modo speciale quando viene espressa nelle legittime assemblee locali, incarnazioni della Chiesa universale. Essendo la dimensione di preghiera una nota caratteristica della Chiesa, fin dai primi tempi i cristiani hanno dato spazio autonomo alle riunioni di preghiera come momenti per esprimere la propria fede e rinsaldarla in mezzo al mondo. La preghiera cristiana ha avuto questo carattere ecclesiale fin dalle origini, perché in essa aveva luogo la confessione autentica della fede, l'espressione della comunione orante con tutti i battezzati, l'universalità delle intenzioni. Ed è su questa ecclesialità che deve essere educata ogni manifestazione di preghiera nella Chiesa.

Densità antropologica

Nel dialogo con Dio la preghiera apre a lui tutta la ricchezza d'umanità che è propria del cristiano e della Chiesa. I sentimenti umani, da soli, non bastano perché vi sia orazione; devono essere aperti verso Dio; viceversa, una preghiera senza vibrazioni autentiche d'umanità sarebbe fredda formula senza contenuti. Sulla scia della preghiera biblica-microcosmo dell'esperienza religiosa umana e sull'esempio di Gesù, che fa vibrare tutta la sua umanità nel rapporto orante con il Padre, la Chiesa offre al cuore dell'uomo lo strumento delle sue formule affinché egli possa interpretare i propri sentimenti più ricchi e trasfondere in esse le proprie esperienze più autentiche, le quali, aperte verso Dio, diventano preghiera. Nell'ambito della specifica relazione cristiana con Dio - fede, speranza, amore -, tutti i sentimenti umani trovano il modo di diventare comunione orante: la gioia e il dolore, la vittoria ed il fallimento, il timore e la fiducia, lo stupore ed il peso del peccato, tutto può diventare preghiera nella lode, nell'offerta, nella supplica, nell'intercessione. Ovviamente la preghiera cristiana assume tutte le modalità che rendono completa e totalizzante la relazione con Dio: spirito, anima, corpo, psicologia e sensibilità, gesti corporali di adorazione o di supplica, movimenti di processione, canto, danza. Le forme esplicite della comunicazione veicolano la relazione orante e la rendono autenticamente partecipata e comunitaria: ascolto, meditazione, proclamazione, canto, dialogo. Nella misura in cui l'uomo si realizza nelle ed è condizionato dalle dimensioni del cosmo e della storia, queste entrano a far parte della preghiera, che così assume il tempo, lo spazio, le cose, la natura, le stagioni, il lavoro ed il riposo. Spesso la natura viene invitata ad unirsi nella preghiera attraverso l'uomo, "fatto voce d'ogni creatura" (prece eucaristica IV). La storia passata e l'esperienza presente, il futuro pieno di speranza o minaccioso entrano nella relazione con Dio come "tempo opportuno" (kairos) e storia di salvezza e diventano occasione e motivo della preghiera cristiana. Niente d'umano rimane estraneo alla preghiera della Chiesa che, almeno in linea di principio, integra in se tutte le legittime espressioni culturali che possono arricchirla, sulla scia dell 'ispirazione biblica e delle forme tipiche della tradizione liturgica (SC 37-39).

 

                                                                                                                         Giuliano Franzan OFMCapp

 
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