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Microcosmo della preghiera cristiana


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La preghiera della LO costituisce una specie di microcosmo delle più genuine forme oranti, ma anche degli atteggiamenti più nobili del pregare cristiano.
Queste sono ispirate alla tradizione biblica e ai tesori dell'eucologia ecclesiale sia per il loro contenuto come per il loro genere espressivo. Questo rapporto con la tradizione spiega perché nella liturgia, pur facendosi spazio alla creatività per un costante arricchimento, si rimane legati ai modelli e alle formule dei migliori momenti dell'eucologia. Oltre alla lettura della Scrittura, il cui ascolto rimane strutturalmente essenziale alla preghiera ecclesiale, occupano un posto di rilievo tutte le orazioni bibliche: salmi, cantici dell'AT, i tre canti evangelici di Zaccaria, Maria e Simeone, le composizioni del NT di stile innografico, la preghiera del Signore. Altre formule sono completamente intessute della Scrittura o da essa ispirate: antifone, responsori, versetti.
Senza pretendere d'essere esaustivi, enumeriamo alcuni atteggiamenti tipici della preghiera cristiana quale si esprime nella liturgia e in modo speciale nella LO.

1 L'ascolto della Parola

Fra Dio ed il suo popolo si snoda un dialogo che ha il suo inizio nel Dio che si rivela e parla. E solo in questo senso primordiale che si può parlare della preghiera come dialogo: non in quanto Dio deve rispondere a noi, ma in quanto noi dobbiamo rispondere a Dio che ha parlato e ha detto tutto nella sua Parola (DV 2). In modo emblematico la preghiera della Chiesa assegna un posto qualificante alla proclamazione ed all'ascolto della Parola, alla meditazione e alla contemplazione delle meraviglie di Dio; a torto si chiede una risposta a Dio quando non si è ascoltato, prima, la sua rivelazione. Vale in senso universale il principio enunciato dal Vat. II, illustrato da una frase di sant'Ambrogio: "Ricordino che la lettura della sacra scrittura dev'essere accompagnata dalla preghiera, affinché possa svolgersi il colloquio tra Dio e l'uomo; poiché gli parliamo quando preghiamo e lo ascoltiamo quando leggiamo gli oracoli divini" (DV 25). Ogni momento di preghiera della Chiesa riserva alla sacra scrittura uno spazio privilegiato per l'ascolto e la meditazione della Parola; da questa sono permeate e traggono ispirazione tutte le formule di preghiera della liturgia (SC 24). Ogni autentica preghiera cristiana deve avere come riferimento la Parola di Dio.

2 Ringraziamento e lode adorante

Il senso teocentrico della preghiera cristiana mette al primo posto Dio, il suo nome, la sua natura, le sue opere. E caratteristica del popolo d'Israele, dell'orazione di Gesù e delle formule della comunità apostolica, la preghiera di ringraziamento e di lode. Alla luce della Parola di Dio, che rivela quello che egli è e quello che egli ha fatto, sgorga spontaneo, nella gioia e nella libertà, un sentimento che prorompe nella lode, nella benedizione, nella confessione o proclamazione delle meraviglie di Dio. Psicologicamente la lode è l'atteggiamento "adulto" e "maturo" di colui che sa guardare l'altro per esprimere il proprio ringraziamento; è atteggiamento nobile del cuore umano, tanto più puro quanto più disinteressato. Questa preghiera di lode, caratteristica del cristiano, è presente in ogni manifestazione della Chiesa che prega, dai salmi di ringraziamento alla prece eucaristica, dai cantici del NT agli inni della tradizione ecclesiale.

3 Invocazione e supplica

Sul versante dell'uomo, quale espressione più caratteristica della condizione creaturale, abbiamo la preghiera di domanda con le sue forme tipiche di supplica, di lamentazione, di petizione, di "epiclesi" del dono supremo dello Spirito. Non si oppone alla lode, ma le è complementare nell'esperienza del bisogno e della finitezza dell'uomo; di per se ha un eminente senso teocentrico, in quanto nella domanda confessa l'onnipotenza e l'amore di Dio da cui tutto si attende. L'esempio di Gesù che supplica Dio nell'angoscia, la sua esortazione a chiedere con fiducia tutto dal Padre, come egli stesso ci ha insegnato nella preghiera del regno, liberano da ogni sospetto la preghiera di domanda, se mai ce ne fosse bisogno; infatti la fiducia verso Dio Padre nel chiedere ha, secondo l'insegnamento di Gesù, un logico complemento nell'abbandono alla volontà di lui e nell'impegno di compierla per l'avvento del suo regno. Spesso la preghiera liturgica assume questo movimento di petizione; ma sempre nella forma tipica del "Padre nostro": s'invoca Dio e si confessano le sue opere per chiedergli ciò di cui abbiamo bisogno. Ogni preghiera di supplica è sempre implicitamente petizione del dono escatologico supremo: lo Spirito santo, come Gesù stesso insegna (Lc 11, 13).

4 Pentimento ed offerta sacrificale

Con frequenza la preghiera del cristiano e della Chiesa fa esplicita allusione alla condizione di peccato per esprimere il pentimento e domandare perdono; diventa così una confessione della santità di Dio e delle colpe umane. Dai salmi di pentimento alla caratteristica invocazione "Signore, pietà" ("Kyrie, eleison"), presente in tutte le tradizioni liturgiche, la Chiesa si colloca in un atteggiamento di povertà e di sincerità che la rende grata agli occhi di Dio. Nello stesso ambito teologico e psicologico si colloca la preghiera d'offerta, l'atteggiamento sacrificale, con cui ci si rimette nelle mani di Dio per adempiere coerentemente la sua volontà, specie quando tale adempimento comporta il dono di se nel dolore e talvolta anche nella morte. L'offerta come preghiera azione, avvalorata dall'oblazione sacrificale di Gesù, deve essere sempre fatta in unità d'intenti ed in coerenza d'atteggiamenti, e diventa un generoso e nobile impegno del cristiano. Solo così si può superare il "paganesimo" di chi offre per placare gli dei, o la vuota esteriorità che i profeti e Gesù stesso hanno condannato nel culto giudaico. L'oblazione coinvolge nell'obbedienza filiale tutta l'esistenza, rende vera la lode, coerente la supplica, autentico il pentimento. Cristo stesso ha elevato la sua preghiera d'offerta al culmine dell'autenticità religiosa con il suo sacrificio. Quando la Chiesa prega, sempre presuppone questa coerenza di base per mezzo dell'Amen che suggella le formule e rimanda a quella personificazione dell'Amen che è Cristo nella sua oblazione al Padre (2Cor l, 18-20). Nella preghiera eucaristica, nelle preci del mattino e della sera, si rende esplicita questa nobile ed impegnativa forma del pregare cristiano.

5 Intercessione

Pregare per gli altri, rendendosi garanti con la propria vita di quello che si chiede, è un altro modo nobile di interpellare Dio. Ha la sua manifestazione suprema nella preghiera sacerdotale di Gesù, quando egli intercede per l'umanità tutta, offrendo in garanzia la propria vita. La supplica per gli altri, dagli orizzonti sconfinati come sono quelli della Chiesa, rende la comunità in preghiera "sacramento dell'umanità": "La Chiesa nella liturgia esprime i voti e i desideri di tutti i cristiani, anzi supplica Cristo, e, per mezzo di lui, il Padre per la salvezza di tutto il mondo... E così non solo con la carità, con l'esempio e con le opere di penitenza, ma anche con l'orazione, la comunità ecclesiale esercita la sua funzione materna di portare le anime a Cristo"[1].
Con questa preghiera noi attualizziamo la petizione del "Padre nostro" che chiede l'avvento del regno di Dio, entriamo nelle intenzioni salvifiche di Cristo e manifestiamo la nostra solidarietà con tutta l'umanità. Ma l'intercessione non deve ridursi a pura espressività verbale o a vago sentimento di carità: richiede l'impegno. La pedagogia della Chiesa in preghiera ci insegna che l'intercessione deve essere ampia ed universale quanto l'umanità, ma anche concreta nelle intenzioni, in rapporto alle persone e alle situazioni. Così prega la Chiesa nel cuore dell'eucaristia e, per estensione, nelle preci dell'ufficio divino e nell'orazione comune o dei fedeli, che ha precedenti nell'esortazione di Paolo (1Tm 2, 1-8) e nella preghiera giudaica della "Tephillah".

 

                                                                                                         Franzan Giuliano OFMCap



[1] PNLO, 17.

 
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Studio Teologico Interprovinciale "Laurentianum" dei Frati Minori Cappuccini
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