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Realizzazione primaria della preghiera
nella Liturgia delle Ore


breviariorom3.jpgPossiamo tracciare nelle prossime riflessioni che faremo, una sintesi teologica della preghiera cristiana, valida per la preghiera liturgica, specialmente della liturgia delle ore, ma indirettamente indicativa anche per tutte le altre forme di orazione.
Sostanzialmente la preghiera pu˛ essere descritta come il dialogo della comunitÓ ecclesiale con il Padre per Cristo nello Spirito santo; questo dialogo presuppone l'ascolto e l'accoglimento della rivelazione fatta nella Parola, la fede nel mistero celebrato, la partecipazione attiva nell'azione salvifica vissuta nella liturgia. Mettendo in rilievo i protagonisti della preghiera - Dio e il suo popolo -, possiamo cogliere questa sua triplice dimensione: il suo senso "trinitario", con il ruolo speciale che spetta al Padre, a Cristo e allo Spirito; il suo carattere ecclesiale-comunitario; la sua densitÓ "umana".

1. Aspetto trinitario
Secondo le antichissime formule dossologiche cristiane, la preghiera Ŕ rivolta al Padre, per Cristo, nello Spirito santo[1]; essa completa il senso dialogico della rivelazione, che Ŕ manifestazione di Dio per Cristo nello Spirito alla Chiesa (DV 2): la preghiera attualizza la storia della salvezza nella dimensione di risposta alla rivelazione fatta da Dio con parole ed opere e culminata nel dono di Cristo e dello Spirito (ivi).
Secondo l'esempio ed il comando di Ges¨, la preghiera Ŕ rivolta al Padre, anche quando si usano termini come 'Dio', 'Signore'. E lo Spirito colui che suscita in noi questa parola e ci permette di dirla con audacia: "osiamo dire". Il Padre Ŕ la sorgente di ogni grazia che viene chiesta, il termine di ogni lode. In questa dimensione la preghiera diventa l'espressione della condizione filiale del cristiano e deve essere pervasa dai sentimenti caratteristici della figliolanza divina: fede, tenerezza, fiducia, abbandono, impegno coerente nel compiere la volontÓ del Padre. La preghiera liturgica educa a questo teocentrismo e mette il cristiano nella giusta dimensione di religiositÓ filiale.
Il cristocentrismo della preghiera liturgica Ŕ evidente. Oltre ad essere il maestro ed il modello, Cristo Ŕ il mediatore, il soggetto e l'oggetto della preghiera. Come mediatore prega per noi; come soggetto Ŕ l'orante che unisce a se la Chiesa rendendosi presente in coloro che sono riuniti nel suo nome; Ŕ poi invocato direttamente da noi come Dio, da noi Ŕ chiesto al Padre il dono del suo Spirito. Ogni preghiera presuppone Cristo attivamente presente, che coinvolge nella sua lode ed intercessione la Chiesa di cui Ŕ capo e l'umanitÓ di cui Ŕ primogenito, secondo l'espressione di Tertulliano: "Cristo Ŕ il sacerdote universale del Padre"[2].
Egli "unisce a se tutta l'umanitÓ, in modo tale da stabilire un rapporto intimo tra la sua preghiera e la preghiera di tutto il genere umano. In Cristo, appunto, ed in lui solo, la religione umana consegue il suo valore salvifico e il suo fine"[3].
Ne consegue l'efficacia della preghiera fatta nel suo nome e l'universalitÓ della sua lode ed intercessione, che per mezzo della Chiesa assume tutta l'umanitÓ. Il fondamento della relazione filiale con Dio rimane l'unione con Cristo per mezzo del battesimo e a motivo della sua presenza in mezzo all'assemblea. La possibilitÓ e la certezza di un dialogo con il Padre ci viene offerta da Cristo nel dono dello Spirito, che viene in aiuto alla nostra debolezza ed intercede per noi con gemiti inesprimibili (Rm 8, 26). Lo Spirito Ŕ il vincolo della comunione fra gli oranti e l'artefice della preghiera unanime. Nei singoli e nella comunitÓ, come in un tempio, lo Spirito supplica, loda ed intercede; a nostra volta noi chiediamo lo Spirito quale dono escatologico supremo, al di lÓ del quale nulla si pu˛ ottenere di meglio. Egli purifica ed interpreta la nostra preghiera e ci rende capaci di quella coerenza filiale che Ŕ condizione dell'invocazione di Dio; ogni autentica manifestazione orante, individuale o comunitaria, Ŕ frutto dello Spirito. Egli, infine, porta la Chiesa alla profonditÓ teologale pi¨ pura nell'orazione e alla fedeltÓ nell'adempimento della volontÓ del Padre.

 

Giuliano Franzan OFM Cap


[1] C. Vagaggini, Il senso teologico della liturgia, Paoline, 19654, 202-209.
[2]
Adv. Marc., IV, 9, 9; PL 2, 405.
[3]
PNLO, 6.


 
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