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Problemi e prospettive della preghiera cristiana

Verità e benedizione della preghiera liturgica

cristo6.jpgL'originalità della preghiera cristiana, che la liturgia della Chiesa preserva da ogni contaminazione paganizzante o riduttiva, si radica nell'iniziativa di Dio e nella certezza di un'autorivelazione personale di Dio nell'economia della Trinità. La preghiera non è frutto di un'ipotetica necessità dell'uomo, ne è una ricerca individuale incerta, come se Dio non avesse rotto il suo silenzio o come se non fosse lui il primo ad invitare a quel dialogo di salvezza che conduce alla comunione con lui.
La preghiera non è un'inconscia soddisfazione d'inquietudini soggettive o una ricerca di saggezze o energie nascoste, non è un grido che si perde in un firmamento vuoto, o un'immersione nelle profondità dell'essere per incontrarsi con se stessi, o una comunione con tutte le cose in una specie d'assorbimento che conduce all'assoluto. Tutto ciò è pura illusione e, disgraziatamente, una tentazione che acceca molti cristiani.

La preghiera cristiana è risposta alla rivelazione. Tutta la sua certezza si radica nella parola, che quando si proclama e si accoglie attualizza quel che rivela. Questa preghiera che accoglie la rivelazione che si attua è la logica risposta dell'uomo. Per questo, non c'è autentica educazione alla fede, come risposta personale a Dio e a quanto ci rivela in Cristo, se non c'è una coerente educazione alla preghiera come celebrazione personale e comunitaria di questa fede.
Perciò la Chiesa è essenzialmente una comunità orante che attualizza nel dialogo della liturgia l'alleanza con Dio, e rende dinamica la sua azione evangelizzatrice testimoniandola in un continuo ritorno alle fonti pure della preghiera, dove si apre al Dio che rivela se stesso e rivela il suo piano di salvezza.
Da tale punto di vista, la LO ci offre una realizzazione esemplare di questo dialogo della rivelazione. È quindi sufficiente ricordare alcuni principi e alcune realizzazioni concrete.
La preghiera della LO è essenzialmente biblica per il suo contenuto e per le sue forme, dal momento che tutti i suoi elementi o sono biblici o sono al servizio di una migliore comprensione della parola di Dio. Essa conserva la struttura essenziale del suo essere - un colloquio tra Dio e l'uomo - o, forse meglio, tra Dio e il suo popolo, tra Cristo e la sua Sposa, la Chiesa. La distribuzione degli elementi biblici dell'Ufficio divino assicura in modo pratico una lettura o proclamazione di tutta la rivelazione dell'Antico e Nuovo Testamento e, seguendo la pienezza misterica dell'Anno liturgico, di tutta l'economia della salvezza, dalla creazione fino all'attesa attiva della seconda venuta di Cristo. Realizza inoltre il principio caratteristico del dialogo orante, poiché "nella celebrazione liturgica la lettura della Sacra Scrittura è sempre accompagnata dalla preghiera, in modo che la lettura porti maggior frutto e a sua volta la preghiera, specialmente dei salmi, venga compresa più pienamente e fatta con più intensa pietà in forza della lettura" (PNLO n. 140).
La LO, che in ogni celebrazione è simile ad una "liturgia della parola" offre anche in miniatura il metodo della lectio divina: l'attenta proclamazione e lettura, il silenzio della meditazione e della contemplazione, la risposta orante personale e comunitaria, che deve poi essere tradotta in realizzazione della parola ascoltata.
Infine, e non bisogna dimenticarlo, la celebrazione comunitaria della LO, per il valore ecclesiale che sempre possiede anche quando la si fa individualmente, ci ricorda il senso comunitario della storia della salvezza e la dimensione collettiva dell'ascolto e della risposta, come afferma la SC 33: "Nella Liturgia Dio parla al suo popolo e Cristo annunzia ancora il suo Vangelo; il popolo a sua volta risponde a Dio con il canto e con la preghiera". In questo modo ci viene ricordato che il mistero della salvezza e dell'alleanza ha un carattere comunitario perché "Dio volle santificare e salvare gli uomini non individualmente e senza alcun legame tra loro, ma volle fare di loro un popolo, che lo riconoscesse nella verità e fedelmente lo servisse" (LG 9).

La preghiera della Chiesa, dunque, attualizza e celebra in modo del tutto speciale il mistero della rivelazione divina.

Giuliano Franzan OFM Cap

 
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Studio Teologico Interprovinciale "Laurentianum" dei Frati Minori Cappuccini
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