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Liturgia delle Ore: nel ritmo del tempo

breviariorom3.jpg    Lo Spirito del Risorto è l'energia divina che unifica la Chiesa e ne fa una comunità sacerdotale e naturalmente orante (cf. PNLO n. 8). È per questa ragione profonda che l'esempio e il comando del Salvatore di pregare assiduamente non vanno considerati solo come criteri ispiratori di una regola puramente giuridica che impegna la Chiesa alla "fatica" della preghiera frequente, "ma appartengono all'intima essenza della Chiesa medesima, che è comunità e deve quindi manifestare il suo carattere comunitario anche nella preghiera" (PNLO n. 9). Di qui l'affermazione di apertura dei PNLO: "La preghiera pubblica e comune del popolo di Dio è giustamente ritenuta tra i principali compiti della Chiesa" (n. 1).

    L'antica tradizione cristiana ha prestato una particolare attenzione al precetto neotestamentario della preghiera continua: "pregate incessantemente" (1Ts 5, 17; cf. Lc 18, 1; Rm 12, 12; Ef 6, 18; Col 4, 2). Questo precetto ebbe un ruolo importante nella formazione dei tempi e dei ritmi di preghiera delle prime comunità cristiane. Infatti i Padri della Chiesa interpretarono i tempi di preghiera come espressione visibile e realizzazione simbolica di ciò che, alla luce dell'ideale neotestamentario, deve essere il mistero della preghiera come realtà permanente nella vita della Chiesa. È quindi nota tipica e caratteristica della celebrazione della LO che essa si svolga intimamente unita al ritmo del tempo. Si tratta di un dato della storia che ha una valenza teologica. Il tempo è il "terreno" della parola orante.

    In questo contesto, i PNLO affermano, citando SC nn. 83-84, che la LO "ha come sua caratteristica per antica tradizione cristiana di santificare tutto il corso del giorno e della notte" (n. 10). Qualcuno ha chiamato la LO "sacramento della santificazione del tempo quotidiano"[1]. Ci si può domandare cosa significhi "santificare" il tempo. Dobbiamo dire che più che della santificazione del tempo, secondo una visione oggettiva e cosificante che pone in risalto una concezione dualistica e manichea della vita e del tempo, si tratta piuttosto della santificazione del1'uomo che vive nel tempo, tutto già permeato dalla Pasqua di Cristo. Chiamato in causa è quindi l'uomo che prega, in quanto esso deve essere intento ad accogliere la proposta salvifica di Dio che permea tutto il tempo della storia. Il continuo irrompere della preghiera ecclesiale nel ritmo del tempo stimola l'orante a confrontarsi con il progetto di Dio sulla storia e sull'uomo. Santificare il tempo significa, in concreto, interpretare la storia e celebrarla come storia della salvezza che ha come centro il Cristo, principio e fine del tempo (cf. Ap 21, 6). Il tempo quindi viene santificato attraverso il permanente rapportarsi all'evento salvifico di Gesù Cristo. La LO fa sì che ogni istante del giorno e della notte diventi per il credente un segno della presenza e dell'incontro effettivo con il mistero della salvezzal5[2].

    Con la celebrazione eucaristica la LO ha in comune "la lode e il rendimento di grazie, la memoria dei misteri della salvezza, le suppliche e la pregustazione della gloria celeste", ma nella LO tali aspetti vengono "estesi alle diverse ore del giorno" (PNLO n. 12). Per questo, alle singole ore vengono collegati aspetti distinti dell'evento di salvezza (cf. PNLO nn. 38,39,75): le lodi fanno memoria della risurrezione di Cristo, i vespri invece dell'offerta redentrice di se compiuta da Cristo nell'ultima cena e sulla croce, le ore minori ricordano vari eventi della passione di Cristo e della prima propagazione del vangelo. Proprio sotto l'aspetto della santificazione della giornata, la ritrovata "veritas temporum" o "veritas horarum" (cf. SC n. 94; PNLO n. 11), nel passato frequentemente ignorata o sottovalutata, è qualcosa di più che una norma giuridica.

    Riscoperta la dimensione celebrativa della LO, viene messa in risalto anche la sua dimensione segnica, il che comporta ricollocare la preghiera delle ore dentro il disegno naturale del tempo, dentro le sue ordinate scansioni: un segno è sempre tale dentro un disegno, come un testo è sempre tale dentro un contesto. Le figure del tempo vengono assunte nella prospettiva cristiana come simboli del tempo salvifico - cristologico. I simboli sono significanti non convenzionali, dotati di una certa affinità con la realtà significata, quindi capaci di sintonizzare con essa i ritmi antropologici, a livello sia biologico che affettivo. Così, ad esempio, la relazione mattino - lode o sera - abbandono fiducioso[3].

    Pregare, e pregare come comunità a tempi determinati, impone alla persona e alla comunità di selezionare le priorità e gli interessi. Impone una decelerazione del tempo, per ridare spazio all'essenzialità e alla gratuità. C'è rapporto intimo tra l'ecclesialità della LO e la sua natura di preghiera che scandisce il tempo. Non è azzardato quindi affermare che una comunità cristiana che non si abitua a scandire il ritmo della propria esistenza sulla base della preghiera vissuta in fraternità, è destinata prima o poi ad allentare e ad affievolire i propri legami fraterni fino a farli scomparire del tutto.

    Finalmente, la LO scandisce il tempo e si immette nel tessuto della storia che muove verso il futuro, verso il nuovo cielo e la nuova terra che in Cristo ci vengono incontro. Essa è preghiera della speranza, apertura fiduciosa verso il futuro, che ci rende consapevoli del fatto che il Regno non è ancora instaurato. Però se il Regno è promessa di Dio, esso è anche compito dell'uomo. L'attesa escatologica non svuota la storia, anzi la nutre e le dà vigore, senso e futuro. La fraternità, la riconciliazione, la pienezza umana sono il traguardo di un processo che è in movimento nel cammino della storia. Contemplata da questa prospettiva, la preghiera non è incentivo a evadere il presente, è invece stimolo a costruirlo guardando al futuro.


Giuliano Franzan OFM Cap



[1] A. Grillo, Problematiche attuali della preghiera nei ritmi del tempo, in AA.VV., Liturgia delle Ore. Tempo e rito, op. cit., 85.

[2] Cf. J. López Martin, La oración de las Horas. Historia, teología y pastoral del oficio divino (Mundo y Dios 24), Secretariado Trinitario, Salamanca 1984, 9 l -l 08. Cf. M. Paternoster, “Erano assidui nella preghiera”. Riflessioni sulla Liturgia delle Ore (Liturgia - Studi e sussidi 4), Edizioni Paoline, Cinisello Balsamo 1990, 188-189.

[3] Cf. A. Rizzi, Tempo e liturgia, in Parola spirito e vita. Quaderni di lettura biblica, 36, Dehoniane, Bologna 1997, 326-328.

 
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