Home arrow Novità arrow Famiglia arrow Un Papa di famiglia
spacer.png, 0 kB

UN PAPA DI FAMIGLIA

A partire da Leone XIII, tutti i pontefici che hanno retto la Chiesa negli ultimi 130 anni hanno dedicato cura e attenzione e non pochi documenti alla famiglia. Ma non vi è nulla di paragonabile all’immensa mole di testi che a queste problematiche ha dedicato Giovanni Paolo II, dalla “Familiaris consortio” alla “Evangelium vitae”. Riassumerne i temi è pressoché impossibile; ciò non toglie, tuttavia, che se ne possano individuare le strutture portanti.

Il primo e fondamentale tema sviluppato dal pontefice è stato quello del senso e del significato del matrimonio: centrale la ripresa biblica del tema della fedeltà, e conseguentemente dell’Alleanza, di cui l’amore indefettibile fra uomo e donna è segno prezioso e ineguagliabile, venendo meno il quale rischia di offuscarsi il senso stesso della relazione tra Dio e l’uomo. Come infatti annunziare il “Dio fedele” nella pervicace infedeltà degli uomini? I grandi temi della spiritualità coniugale, che il Concilio Vaticano II ha enunziato, soprattutto nella “Gaudium et Spes”, e che una cospicua letteratura ha poi sviluppato, hanno trovato nell’insegnamento di Giovanni Paolo II, in particolare nelle sue ormai famose “Catechesi del mercoledì”, un essenziale punto di riferimento.

L’insistenza sulla specificità, l’unicità, l’irripetibilità del rapporto di coppia, colto anche nella sua valenza spirituale e morale, avrebbe potuto, se letta a senso unico, legittimare una sorta di ripiegamento intimistico della famiglia cristiana su se stessa.

è per non incorrere in questo rischio che Giovanni Paolo II ha fortemente insistito (si veda in particolare la “Carta dei diritti della famiglia”) sul “ruolo pubblico” della stessa famiglia: da un lato sotto il profilo della doverosità del suo riconoscimento da parte dei pubblici poteri (evitando la sua equiparazione, di diritto e di fatto, con altre e diverse forme familiari), dall’altro quanto al ruolo e alle responsabilità pubbliche della famiglia, chiamata a partecipare alla vita della città e ad essere, in essa, un potente fattore di umanizzazione, sia attraverso la relazione di amore fra uomo e donna, sia mediante il dono della vita e il suo prolungamento, e insieme la sua autenticazione, attraverso un’educazione mirata alla formazione globale della persona.

Si apriva qui la strada, solo in parte percorsa, del riconoscimento dello “statuto pubblico” della famiglia e del conseguente dovere dei pubblici poteri di promuovere un’organica politica non soltanto “per” la famiglia, ma anche “con” le famiglie, chiamate ad assumere ruoli di compartecipazione e di corresponsabilità.

Il grande tema enunziato dalla “Familiaris consortio” e cioè “Famiglia, diventa ciò che sei!, e dunque prendi coscienza del tuo essere profondo e diventa autenticamente te stessa”, rappresentava la sintesi di questa duplice funzione della famiglia, come costruttrice al proprio interno di una rete profonda di relazioni genuinamente umane, ma insieme come testimone al proprio esterno di quei valori di cui aveva assunto progressivamente consapevolezza.

Questo ricco e complesso magistero si è tuttavia scontrato da una parte con la “dura cervice” di non poche famiglie (anche, in qualche modo, “cristiane”) e dall’altra con un corso complessivo della civiltà, soprattutto di quella occidentale, cui il Papa ha guardato, soprattutto negli ultimi anni, con preoccupazione e talvolta con sofferenza. Giovanni Paolo II avvertiva che in questione non era soltanto un’istituzione ma l’essere stesso dell’uomo e che nessuna società avrebbe potuto essere libera e giusta, promotrice della giustizia e dei diritti umani, se fosse venuta meno la sua struttura fondativa.

Il tema domenicale del suo pontificato – quello dell’”uomo via della Chiesa” – trovava proprio qui, sul terreno della famiglia, la sua verifica e insieme, dolorosamente, la sua smentita. L’aggressione ai valori della famiglia – a partire dall’uso strumentale della vita nascente – appariva ai suoi occhi come un duro colpo inferto all’essere stesso dell’uomo. Come continuare ancora a sperare nell’uomo, e nell’uomo “via della Chiesa”, in un contesto di disfacimento delle relazioni familiari, di diffuso venir meno del senso della fedeltà, di perdita della radicale differenza fra uomo e donna, di assoggettamento dei processi procreativi ai desideri dei singoli o alle presunte esigenze di una scienza divenuta fine a se stessa?

Questi interrogativi hanno inquietato il tramonto del pontificato di Giovanni Paolo II, senza tuttavia riuscire a fugare le grandi luci che si erano accese all’alba del suo servizio pastorale. Andando lucidamente e consapevolmente controcorrente – ripudiando alcuni degli aspetti deteriori di una modernità che tuttavia egli amava e con la quale in larga misura si è identificato – Giovanni Paolo II ha lasciato alla Chiesa e all’umanità intera un prezioso messaggio, che dovrà essere ripreso e rimediato. Orfana della sua persona vivente, la Chiesa non lo è del suo magistero e della sua testimonianza: da essi occorrerà partire per costruire la famiglia di domani, quella della post-modernità.

                                                             di Giorgio Campanini 
                                              storico, docente all’Università di Parma
 
< Prec.   Pros. >
Studio Teologico Interprovinciale "Laurentianum" dei Frati Minori Cappuccini
web agency