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Il narcisismo nella vita consacrata

Da diversi anni assistiamo ad una partecipazione sempre più frequente di religiosi e religiose in spettacoli televisivi, più o meno qualificati: religiosi che si esibiscono come gente di spettacolo, affermando in modo più o meno esplicito di voler testimoniare con la loro presenza mediatica i  valori evangelici. Tutti condividiamo che anche i consacrati, come qualsiasi persona, possono essere brillanti, dotati, intelligenti, capaci di intrattenere e trasmettere serenità. Il fenomeno della frequente comparsa televisiva, scoppiato in modo vistoso, specialmente, in questi ultimi anni, ci ricorda che il prete, il frate o la suora fanno sempre audience. Tuttavia possiamo avvertire un certo disagio nel pubblico che assiste alle apparizioni televisive eccessivamente frequenti di gente di chiesa, senza esprimere alcun messaggio religioso. Ma non è questo il punto. La nostra perplessità nasce dal dubbio che nei consacrati che appaiono così spesso e volentieri si possa nascondere una certa base di protagonismo e di narcisismo. Intendiamoci bene: non è detto che tutti i consacrati che appaiono alla televisione o sui mass media siano ammalati di protagonismo o di narcisismo. Ma quello che ci colpisce particolarmente è l’oscura sensazione di un profondo disagio interiore nei protagonisti. Disagio che le scienze umane definirebbero come narcisismo. Del resto, viviamo in una società narcisista. La cultura dell'Io è diffusa in molti ambiti della vita quotidiana e si manifesta con comportamenti esibizionistici, egocentrici e addirittura megalomani.

In questa nostra breve analisi è opportuno rivedere alcuni vecchi concetti della psicologia del profondo tra cui, in modo particolare, appunto,  il narcisismo.

Nel libro delle “Metamorfosi” Ovidio narra il mito di Narciso, figlio della ninfa Liriope, violentata del dio fluviale Cefiso. L'indovino Teresia aveva predetto alla madre che il figlio, di straordinaria bellezza, sarebbe vissuto a lungo se solo “non avesse mai conosciuto se stesso”. Cresciuto, Narciso suscita passioni negli uomini e   negli dei, maschi e femmine: passioni alle quali non può contraccambiare a causa della sua incapacità di amare e di prestare attenzione agli altri. Per vendicarsi, la dea Nemesi  fa in modo che Narciso si specchi in una fonte limpida e s'innamori di se stesso. Colpito dalla bellezza della sua immagine, egli cerca invano di afferrarla, annegando nella fonte.

Il narcisismo

Il narcisismo viene definito in modo diretto da U. Galimberti[1] come “amore per la propria immagine”. Il termine fu introdotto da Havelock Ellis e da Paul Nacke nel 1898 ed indicava quella specifica “perversione sessuale” in cui l’oggetto erotico preferito è il proprio corpo. Dobbiamo a S. Freud[2] un approfondimento significativo di questo processo psichico; nel suo libro “Introduzione al narcisismo” (1914) egli distinse il narcisismo primario e il narcisismo secondario.

Il narcisismo primario, nella primitiva formulazione freudiana, si riferisce allo stadio intermedio tra l’autoerotismo e l’alloerotismo: fase in cui il bambino investe completamente la sua energia sessuale o libido su di sé, in attesa di orientarla ad oggetti o persone esterne. In questa forma di narcisismo la gratificazione è ancora soprattutto autoerotica; ma questa fase è finalizzata alla formazione dell’Io. Se non viene superata in modo positivo  ed equilibrato predispone alla paranoia.

Il narcisismo secondario è caratterizzato da un ripiegamento sull’Io dell’energia sessuale sottratta alle sue mete naturali. Sempre Galimberti fa derivare dal termine narcisismo le seguenti espressioni, ormai entrate nel linguaggio comune:

  1. carica narcisistica, riguardante le rassicurazioni sul proprio valore che il bambino si aspetta dagli adulti significativi e gli adulti si aspettano dalla società.
  2. Ferita narcisistica, provocata dalle offese alla propria autostima o all’amor proprio.
  3. Scelta narcisistica, che si riferisce alla natura dell’oggetto libidico, ricercato per la sua somiglianza con il soggetto stesso.
  4. Nevrosi narcisistica: per Freud è il ritiro dell’energia sessuale dagli oggetti adeguati e il suo spostamento sull’Io.
  5. Carattere fallico-narcisista, descritto da W. Reich e A. Lowen, è la struttura psichica per cui sostanzialmente  si prova piacere nell’esibirsi nell’ambito erotico-affettivo.
  6. “Stadio dello specchio”, descritto da J. Lacan come fase essenziale per la formazione dell’Io e per il passaggio dal biologico all’immaginario.

Il DSM-IV° (Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders) propone nove criteri diagnostici, dei quali almeno cinque devono essere presenti per formulare una diagnosi di personalità narcisistica: 1) reazione alle critiche con rabbia, vergogna o umiliazione; 2) tendenza a sfruttare gli altri per i propri interessi; 3) grandiosità, cioè sensazione di essere importanti, anche in modo immeritato; 4) il sentirsi unici o speciali, e compresi solo da certe persone; 5) fantasie di illimitato successo, potere, amore, bellezza, ecc.; 6) sentirsi in diritto di meritare privilegi più degli altri; 7) eccessive richieste di attenzione o ammirazione; 8) mancanza di empatia verso i problemi delle altre persone; 9) persistente invidia.

Tutti questi tratti di carattere eminentemente tecnico e specialistico, li possiamo sintetizzare in modo semplificato indicando il narcisismo come la situazione psichica in cui il soggetto è profondamente innamorato di sé e della propria immagine, che cerca di esibire per sentirsi gratificato ed ammirato dagli altri.

Come il mitico Narciso, il narcisista è incapace di riconoscere l'altro e ama se stesso in modo esclusivo. Tale atteggiamento può svilupparsi fino a giungere ad una vera  patologia psichica.
Non è facile avere a che fare con il narcisista, in quanto il suo bisogno di sentirsi sempre superiore lo spinge a trattare gli altri con autosufficienza. Al narcisista piace essere al centro dell'attenzione e sentirsi importante: può facilmente ignorare i sentimenti degli amici o dei colleghi di lavoro e non gli piace ascoltare gli altri. Questo suo comportamento abituale offende profondamente chi gli sta vicino. Per Erich Fromm, il narcisismo sarebbe un modo per compensare l'incapacità di esprimere, donare e ricevere affetto.

Infatti, anche se ad un livello superficiale il narcisista appare come una persona di successo, di particolari doti, dominante, sicura di sé, capace di suscitare attenzione ed ammirazione, in realtà, ad uno sguardo più approfondito, si rivela come una personalità particolarmente fragile ed insicura, solitaria e vuota nel cuore e con un diffuso sentimento di inferiorità. Il narcisista non solo non sa amare gli altri, ma neppure ama se stesso: anzi, possiede un nascosto risentimento verso di sé, misto alla paura di doversi riconoscere ed accettare come una persona incapace e vulnerabile. Per difendersi da questi sentimenti intollerabili, esprime una continua esaltazione di sé e la necessità di apparire ed emergere, cancellando la libertà dell’altro.
Come possiamo intuire da quanto abbiamo descritto, si tratta di una sindrome rivelatrice di una personalità immatura ed infantile. Infatti, è tipico del bambino fare di tutto per attirare l’attenzione su di sé per ricevere approvazione e gratificazione.

Il rischio del narcisismo nei consacrati

Ritornando a quanto abbiamo scritto all’inizio, ribadiamo il pericolo che il narcisismo sia il sottofondo o addirittura la base esistenziale della vita di diversi consacrati.

Il religioso, che secondo l’ideale evangelico ha rinnegato se stesso e ha messo Dio e i fratelli al primo posto, dovrebbe essere impegnato quotidianamente a sviluppare  un progressivo distacco da se stesso e dalla propria immagine, per tendere ad una identificazione sempre più completa con il Cristo. E’ significativo al riguardo il titolo di un noto libro di Jean-Marc Charron : “Da Narciso a Gesù. La ricerca dell’identità in Francesco d’Assisi” (1995)[3], in cui l’autore evidenzia il progressivo passaggio di Francesco, da un forte narcisismo a un completo svuotamento di sé, per assumere le sembianze di Cristo, e di Cristo crocifisso. Questo è l’ideale a cui tutti i cristiani e in modo particolare i consacrati sono chiamati. In realtà constatiamo quotidianamente quanto ci sia difficile il percorre questo cammino. Ad esempio, vediamo religiosi che ammalati di protagonismo tentano, nonostante l’età, di esibire formule giovanilistiche di autopresentazione. Si vestono all’ultima moda dei teen-agers, si acconciano e si colorano i capelli in mode adolescenziali, ballano e si esibiscono in comportamenti giovanili, accompagnati molte volte da un linguaggio trasgressivo. Mettono in evidenza ogni loro attività, che deve essere ammirata ed apprezzata da tutti, ignorando il lavoro degli altri. Non mancano, talvolta, di atteggiamenti spavaldi ed arroganti.

Ma attenzione! Non stiamo riferendoci soltanto a questi comportamenti evidentemente immaturi, esibiti da religiosi giovani o di mezza età. Vi possono essere molte forme sommerse di protagonismo e narcisismo anche in religiosi che si presentano come persone spirituali ed attaccate alle vecchie tradizioni del proprio Istituto. Quante volte abbiamo dovuto constatare che  molte forme di apostolato possono nascondere motivazioni narcisistiche. Esempi concreti li possiamo riscontrare nel modo di celebrare l’eucaristia, nelle omelie, nei riti o nella ricerca spasmodica di coltivare rapporti con  persone importanti…

La nostra non è e non vuole essere un’accusa o un puntare il dito, ma un serio invito a rivedere i propri atteggiamenti, a leggersi nel cuore per individuare le vere motivazione sottese alla nostra vita consacrata, alla testimonianza e all’attività apostolica. Il segno sicuro della genuinità delle proprie intenzioni è la reazione alle eventuali critiche che ci possono essere rivolte. Se le osservazioni e le opposizioni ci lasciano sereni ed indifferenti vuol dire che siamo sulla giusta strada. All’opposto se le critiche al nostro operato ci feriscono profondamente, vuol dire che probabilmente il vero scopo della nostra attività pastorale non è genuino, ma finalizzato alla gratificazione ed all’esaltazione personale.

Come si può ovviare

Il primo passo da fare è proprio quello di leggere nel cuore l’orientamento delle proprie motivazioni. In tal modo potremo renderci conto se siamo veramente incamminati verso Dio, oppure se il fine del nostro operare è l’esaltazione di noi stessi e della nostra attività. Se ci accorgiamo di essere infettati dal virus del narcisismo, non preoccupiamoci: è naturale per l’uomo la ricerca della propria affermazione.  Tuttavia in quanto religiosi sappiamo che il nostro orientamento deve volgersi in altre direzioni. Per questo diversi autori, maestri di spiritualità e psicologi, consigliano di coltivare un sano sviluppo della propria vita affettiva[4],  di stabilire buone relazioni interpersonali, di sviluppare un affetto sincero per gli altri. Per Umberto Galimberti, solo la consapevolezza di sè è la soluzione del narcisismo. Un altro modo per superare l'egocentrismo è valutare con spirito critico quello che la società consumista e narcisista  ci propone come modello di vita. La scienza di oggi ci apre orizzonti  sempre più nuovi e sempre più vasti, ma nello stesso tempo dovrebbe aiutarci, come dice Norberto Bobbio, a rimanere umili ed aperti agli altri.

Impariamo, quindi,  ad accettare ed apprezzare la diversità di doni e di carismi di tutti, perché è tipico del narcisista esaltare se stesso ed ignorare le qualità altrui. Imparare ad accettare le critiche o le osservazioni negative come espressione di libertà e di diversità di vedute. Sentire il bisogno di rivolgersi a Dio nella preghiera e nella contemplazione per ottenere quella che i nostri antichi Padri definivano “l’umiltà del cuore”.

Come un innamorato fa ogni cosa per la persona amata, così anche il religioso dovrebbe fare ogni cosa – qualsiasi cosa – per Dio e il Suo Regno.

Tratto da: Brondino G. – Marasca M., Il narcisismo nella vita consacrata, in Religiosi in Italia, marzo – aprile 2004/2, pag. 86-90.



[1] Galimberti U., Enciclopedia di psicologia, Garzanti, Torino, 1999, pp. 676-677.
[2] Freud S., Introduzione al narcisismo, 1914.
[3] Charron Jean-Marc, “Da Narciso a Gesù. La ricerca dell’identità in Francesco d’Assisi”, Messaggero, Padova, 1995.
[4] Cfr. Brondino G. – Marasca M., “La vita affettiva dei consacrati”, Esperienze, Fossano,2002.

 
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