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Spiritualità

Hurnard H., Piedi di cerva sulle alte vette. Viaggio a Dio attraverso il Cantico, Ed. Gribaudi, Milano 2003.

Questo libro offre un nuovo tipo di lettura spirituale.
Descrive il viaggio mistico dell'anima a Dio sotto forma di un racconto allegorico-simbolico che è, insieme, di immediata comprensione, di gusto saporoso, di profonda sostanza.
Nei paesi anglosassoni continua a ottenere da anni uno straordinario successo. Nel nostro paese, in un momento di sete spirituale ardente ma sovente insoddisfatta come l'attuale, riteniamo sia fra le opere oggi più adatte per introdurre un vasto pubblico nel mondo segreto, non facile ma l'unico pacificante, dell'ascesi mistica.
L'opera intende liberare l'anelito, radicato in ogni cuore nonostante la sua miseria, ad essere riunito con Dio e rivela la chiave per una «vita vittoriosa» vissuta sulle «Alte Vette» dell'Amore. Il «Cantico dei Cantici» è il filo conduttore per questa piena realizzazione di se nel dono totale.
Come accettare il male e trionfare su di esso; come famigliarizzare con l'angoscia, il dubbio, il dolore trasformandoli in qualcosa d'incomparabilmente prezioso; come purificarsi da ogni forma di egoismo per vivere infine una comunione totale con Dio, e quindi con i fratelli: ecco le vere lezioni di questo «viaggio al di là di sé». Una lettura che lascia dapprima sorpresi, poi scossi, poi commossi, infine convinti. Un'indicazione precisa, concreta verso quella gioia il cui prezzo esitiamo sempre a pagare.

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Pasquale G.
, ed., Padre Pio. Le mie stimmate, Le lettere del Santo di Pietrelcina 1 (Collana: il Pozzo 75), Edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo (MI) 2002. 

«E mentre tutto questo si andava operando, mi vidi dinanzi un misterioso personaggio, simile a quello visto la sera del 5 agosto, che differenziava in questo solamente che aveva le mani ed i piedi ed il costato che rondava sangue. […] La vista del personaggio si ritira ed io mi avvidi che mani, piedi e costato erano traforati e grondavano sangue» (Lettera n. 1).

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Nouwen H., La coppa della vita. La metafora del calice eucaristico nella vita umana e cristiana, Queriniana, Brescia 2004.

H. Nouwen, partendo dalla domanda di Gesù, rivolta a Giacomo e Giovanni, figli di Zebedeo: « Potete bere il calice che io sto per bere?» (Mt 20,22), provoca il lettore a mettere a nudo se stesso, e a rinnovare la sua proposta di vita umana e cristiana.
Usando il calice come metafora, Nouwen riflette su tre momenti chiave – prendere il calice, innalzarlo, berlo fino in fondo -, interpretandolo così come la coppa della vita, la coppa del dolore e della gioia, che esige da noi la più radicale fiducia in Dio.

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Pasquale G., ed., Padre Pio. Vittima per consolare Gesù, Le lettere del Santo di Pietrelcina 2 (Collana: il Pozzo 76), Edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo (MI) 2002.


«Sento vivissimo il desiderio, senza neppure il più delle volte che io ci pensi a procurarlo, di trascorrere tutti gli istanti della vita nell’amare il Signore; vorrei tenermi stretto stretto a lui per una delle sue mani e percorrere con gioia quella via dolorosa, nella quale mi ha posto; ma lo dico pure con la morte nel cuore e con la confusione nell’animo e col rossore sul viso che i miei desideri non corrispondono esattamente alla realtà» (Lettera n. 9).
«Sento vivissimo il desiderio, senza neppure il più delle volte che io ci pensi a procurarlo, di trascorrere tutti gli istanti della vita nell’amare il Signore; vorrei tenermi stretto stretto a lui per una delle sue mani e percorrere con gioia quella via dolorosa, nella quale mi ha posto; ma lo dico pure con la morte nel cuore e con la confusione nell’animo e col rossore sul viso che i miei desideri non corrispondono esattamente alla realtà» (Lettera n. 9).

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Pasquale G.
, ed., Padre Pio. Modello di vita spirituale, Le lettere del Santo di Pietrelcina 3 (Collana: il Pozzo 77), Edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo (MI) 2003.
 

Com’è noto, Padre Pio è stato ed è tutt’ora un grande modello di vita spirituale. Dalle carte del suo Epistolario emergono con forza i tratti che lo contraddistinguono. In questa selezione di ventiquattro delle sue lettere più significative, vengono alla luce gli insegnamenti che il santo di Pietrelcina era solito inserire nella sua corrispondenza con i confratelli. Con rigore e al contempo con dolcezza, Padre Pio interviene nelle questioni poste alla sua attenzione e le risolve in maniera netta, senza lasciare alternativa al dubbio, mettendo in evidenza con poche, decise parole, che in fondo è veramente bene tutto ciò che concorre al bene dei figlio di Dio. Si spiega anche così il successo dell’opera del padre di Pietrelcina, che traspare da questa scelta tratta dal suo carteggio.

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Pasquale G., ed., Padre Pio. Nel segno di Francesco, Le lettere del Santo di Pietrelcina 4 (Collana: il Pozzo 78), Edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo (MI) 2004.


Il volume mette a fuoco la centralità della dimensione francescana nel santo di Pietrelcina. Padre Pio ripercorre il cammino di Francesco e il suo pensiero corre costantemente alla croce e alle sofferenze di Cristo, esprimendo la gioia profonda che gli deriva dal condividerle. In una lettera del 15 novembrer 1917 (la n. 5 di questo volume) scrive: «Tieni nel tuo cuore Gesù Cristo crocifisso e tutte le croci del mondo ti sembreranno rose». Un’altra caratteristica tipicamente francescana della personalità di Padre Pio è il suo spirito di totale confidenza in Gesù e nel sostegno del Padre celeste, che lo porta all’affidamento pieno della propria vita nelle mani della Provvidenza. Come Francesco, egli vive questa confidenza con uno spirito di assoluta semplicità e umiltà, che raccomanda incessantemente ai destinatari delle lettere come le più alte virtù cristiane.

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Pasquale G.
, ed., Padre Pio. Modello di vita spirituale, Le lettere del Santo di Pietrelcina 3 (Collana: il Pozzo 77), Edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo (MI) 2003.
 

Com’è noto, Padre Pio è stato ed è tutt’ora un grande modello di vita spirituale. Dalle carte del suo Epistolario emergono con forza i tratti che lo contraddistinguono. In questa selezione di ventiquattro delle sue lettere più significative, vengono alla luce gli insegnamenti che il santo di Pietrelcina era solito inserire nella sua corrispondenza con i confratelli. Con rigore e al contempo con dolcezza, Padre Pio interviene nelle questioni poste alla sua attenzione e le risolve in maniera netta, senza lasciare alternativa al dubbio, mettendo in evidenza con poche, decise parole, che in fondo è veramente bene tutto ciò che concorre al bene dei figlio di Dio. Si spiega anche così il successo dell’opera del padre di Pietrelcina, che traspare da questa scelta tratta dal suo carteggio.

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Pasquale G., ed., Padre Pio. Nel segno di Francesco, Le lettere del Santo di Pietrelcina 4 (Collana: il Pozzo 78), Edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo (MI) 2004.


Il volume mette a fuoco la centralità della dimensione francescana nel santo di Pietrelcina. Padre Pio ripercorre il cammino di Francesco e il suo pensiero corre costantemente alla croce e alle sofferenze di Cristo, esprimendo la gioia profonda che gli deriva dal condividerle. In una lettera del 15 novembrer 1917 (la n. 5 di questo volume) scrive: «Tieni nel tuo cuore Gesù Cristo crocifisso e tutte le croci del mondo ti sembreranno rose». Un’altra caratteristica tipicamente francescana della personalità di Padre Pio è il suo spirito di totale confidenza in Gesù e nel sostegno del Padre celeste, che lo porta all’affidamento pieno della propria vita nelle mani della Provvidenza. Come Francesco, egli vive questa confidenza con uno spirito di assoluta semplicità e umiltà, che raccomanda incessantemente ai destinatari delle lettere come le più alte virtù cristiane.

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Pasquale G., ed., Padre Pio. Nel segno di Francesco, Le lettere del Santo di Pietrelcina 4 (Collana: il Pozzo 78), Edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo (MI) 2004.


Il volume mette a fuoco la centralità della dimensione francescana nel santo di Pietrelcina. Padre Pio ripercorre il cammino di Francesco e il suo pensiero corre costantemente alla croce e alle sofferenze di Cristo, esprimendo la gioia profonda che gli deriva dal condividerle. In una lettera del 15 novembrer 1917 (la n. 5 di questo volume) scrive: «Tieni nel tuo cuore Gesù Cristo crocifisso e tutte le croci del mondo ti sembreranno rose». Un’altra caratteristica tipicamente francescana della personalità di Padre Pio è il suo spirito di totale confidenza in Gesù e nel sostegno del Padre celeste, che lo porta all’affidamento pieno della propria vita nelle mani della Provvidenza. Come Francesco, egli vive questa confidenza con uno spirito di assoluta semplicità e umiltà, che raccomanda incessantemente ai destinatari delle lettere come le più alte virtù cristiane.

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Pasquale G., Padre Pio. Sperare oltre il soffrire, Già e non ancora 394, Jaca Book, Milano 2003.


La presente opera nasce da una constatazione molto semplice: padre Pio da Pietrelcina è il primo sacerdote stigmatizzato della storia cristiana. La circostanza può avere una valenza teologica straordinaria. Dice la lettera agli Ebrei: «Infatti non abbiamo un sommo sacerdote che non sappia compatire le nostre infermità, essendo stato lui stesso provato in ogni cosa, a somiglianza di noi, escluso il peccato» (4,15). Le stimmate, allora, in un sacerdote sono un segno quasi sacramentale della partecipazione alle sofferenze di Cristo. Si può dire di più: le stimmate sono presenti in ogni sacerdote; in padre Pio diventano visibili per richiamare l’attenzione su questa esigenza di partecipazione, perché la conformazione oggettiva data dal sacramento dell’Ordine divenga conformazione soggettivamente condivisa. Dopo lo stupore iniziale, padre Pio prende progressivamente coscienza del valore esemplare delle sue stimmate. Egli vive una vera e propria mistica dell’identificazione con Cristo, del proprio annullamento per lasciare spazio a Cristo. è il primo movimento cui fa seguito quello altrettanto importante di consegnare Cristo alle anime in passione e gioia. Ambedue i movimenti sono operazioni propriamente sacerdotali. Entrano in comunione con la sofferenza umana e la collocano nell’agire di Gesù e di Dio-Trinità. San Paolo diceva che i carismi vengono dati per il singolo. Ugualmente possiamo affermare che le stimmate di padre Pio sono un grande segno per i sacerdoti e la comunità cristiana.

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Buber M., Il cammino dell'uomo. Secondo l'insegnamento chassidico, Edizioni Qiqajon Comunità di Bose, Magnano (BR) 1990.
 

Così Hermann Hesse scriveva a Martin Buber: «Tra i suoi scritti, Il cammino dell'uomo è indubbiamente quanto di più bello io abbia letto. La ringrazio di cuore per questo dono così prezioso e inesauribile. Lascerò che mi parli ancora molto spesso».
Un autentico capolavoro in miniatura, il cui messaggio si rivela inesauribile proprio perché parla al cuore di ogni uomo, in ogni tempo e in ogni situazione.
Un libro che obbliga a pensare e invita a imboccare il cammino dell'autentica crescita umana in armonia con gli altri uomini e con il mondo intero.


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Manicardi L., Il corpo. Via di Dio verso l’uomo, via dell’uomo verso Dio, Ed. Qiqajon, Comunità di Bose, Magnano (BR) 2005.
 

Nel corpo “preparatomi da Dio” e che mi accomuna a ogni uomo e al tempo stesso mi personalizza, è incisa la mia unicità, la mia irripetibilità, ma anche la mia chiamata a esistere con gli altri, grazie agli altri e per gli altri: il corpo è appello e memoriale della vocazione di ciascuno alla libertà e alla responsabilità.


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Mazzinghi L., Tobia: il cammino della coppia, Ed. Qiqajon Comunità di Bose Magnano (BI) 2004.
 

Cogliere da uno dei libri meno conosciuti dell’Antico Testamento un profondo insegnamento su Dio e la sua volontà, in grado di aiutare le giovani coppie a prepararsi al sacramento del matrimonio e a una vita cristiana in famiglia: questa l’ardua sfida affrontata con successo dall’autore in pagine dense di sapienza umana e cristiana. In un tempo in cui la violenza e l’ingiustizia sembrano vincere sulla volontà di pace degli uomini, le coppie e le famiglie testimoniano ancora, con la loro vicenda d’amore, quella presenza di Dio che si sprigiona dal libro di Tobia.
 
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Grün A
., La dramma perduta. Esercizi-meditazioni per la vita quotidiana, Ed. Messaggero, Padova 2005.
 

In dodici esercizi-meditazioni l’autore conduce il lettore a una completa revisione della propria vita, alla luce della fede e con l’aiuto di una profonda conoscenza della psicologia umana. La proposta è semplice, ma esigente: bisogna decidersi a riservare ogni giorno almeno mezz’ora da dedicare totalmente e di proposito solo a Dio, per dargli nella nostra vita tutto lo spazio che si merita. Solo così il dolore per la dramma perduta può diventare il grido di gioia: «Rallegratevi con me, perché ho ritrovato ciò che avevo perduto». Tutte le persone interessate a rinnovare la propria vita spirituale possono attingere tramite questo libro a una tradizione sicura, sostenuta nello stesso tempo da una straordinaria finezza psicologica.

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Lehmann L. –Martinelli P. –Messa P., Eucaristia vita spirituale e francescanesimo, EDB, Bologna 2005.

Il libretto di 110 pagg. riporta gli interventi che i tre autori hanno tenuto nell’ottobre 2005 in occasione del convegno di studi all’Antonianum. L’iniziativa dell’Istituto Francescano di Spiritualità ha elaborato i contenuti di quell’incontro accademico per offrirli ad un pubblico più vasto.
L’Eucaristia sta al centro dell’esperienza cristiana di san Francesco. Secondo Raul Manselli, il mistero eucaristico è il tema più ricorrente negli scritti latini di Francesco. L’atteggiamento del santo rispetto all’eucaristia esprime la forma di fede con la quale egli ha vissuto il rapporto con Cristo, coinvolgendovi tutta la realtà: Dall’incontro con il lebbroso fino al Cantico di Frate Sole. Da qui emerge anche l’attualità della sua esperienza di fede, determinata da una logica eucaristica.
 
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Grün A., Gesù, porta della vita. Il Vangelo di Giovanni, Queriniana, Brescia 2004.

Il vangelo di Giovanni non è una raccolta di informazioni su Gesù. Le pagine del quarto vangelo disegnano l’immagine di Gesù che è essenzialmente colui che ci rivela il Padre, un Gesù che rende visibile e sperimentabile la fonte dell’amore, un Gesù «porta della vita». Nel linguaggio della spiritualità contemporanea diremmo: il Gesù dell’evangelista Giovanni vuole condurre ciascuno di noi a fare esperienza di Dio. Egli traccia il cammino che ognuno di noi è chiamato a compiere per diventare se stesso e per farsi una cosa sola con Dio.


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Fregona A., I frati cappuccini nel primo secolo di vita (1525-1619). Approccio critico alle fonti storiche, giuridiche e letterarie più importanti, EMP, Padova 2006.


«Stabiliamo e decretiamo, con motu proprio e certa scienza, nella pienezza della potestà apostolica, con questa nostra costituzione valida in perpetuo, che nessun religioso dell’Ordine predetto [dei cappuccini, ndr], possa, d’ora in poi, o debba occuparsi delle confessioni dei laici di entrambi i sessi e dei chierici secolari…». I cappuccini non confesseranno più? Stando a questa disposizione, sì, ma leggete la firma e la data: papa Gregorio XIV, Roma, 1 giugno 1591. Nei primi tempi dell’Ordine, per parecchi decenni, i quali i cappuccini non confessarono per niente, o pochissimo. Ma i tempi e le persone cambiano e anche i decreti papali possono essere rivisti. Questa è uno dei cambiamenti vistosi nella vita dell’Ordine dei frati minori cappuccini sottolineato in questo libro, uscito nelle librerie cattoliche sulle origini dei cappuccini da pochi mesi. Il volume è frutto del lavoro di sintesi realizzato dall’autore in oltre una quindicina d’anni di studio e di lezioni accademiche sulle «Fonti cappuccine» tenute nello Studio Teologico «Laurentianum» di Venezia, affiliato alla Facoltà di Teologia della Pontificia Università «Antonianum» di Roma. «Approccio critico», si dice nel sottotitolo: si è cercato di esporre i fatti riguardanti le travagliate origini dei cappuccini così come si sono svolti e di analizzare alcuni tra i più importanti testi giuridici e spirituali delle origini, rilevandone sia gli aspetti positivi che i limiti. Dovendo essere un lavoro di sintesi, anche l’analisi critica ha dovuto tenere conto di spazi e tempi limitati. La mole dei documenti sulle origini dei frati minori cappuccini è tale che ha costretto l’autore a scegliere alcuni argomenti, temi e autori cui dare la precedenza.
Dopo un cenno alla situazione storico-religiosa dell’Europa nel 1500 (secolo XVI), si passa a parlare delle riforme in seno all’Ordine dei frati minori, fondato da san Francesco d’Assisi, con un’ampia sintesi storica del primo secolo di vita dei cappuccini (1525-1619), concludendo con un cenno sull’origine delle clarisse cappuccine. Si passa, quindi, a parlare delle «fonti cappuccine»: documenti pontifici, prima legislazione interna («Ordinazioni» di Albacina, Costituzioni generali del 1536 e Ordinazioni dei capitoli generali). Un breve capitolo è dedicato ai primi quattro cronisti ufficiali dell’Ordine e il seguente si diffonde un po’ di più su alcuni tra i primi scrittori spirituali cappuccini e su san Lorenzo da Brindisi, dottore della Chiesa. Rilevante la prima appendice sull’identità dei cappuccini alla luce delle Costituzioni del 1536 e di altre fonti. In una seconda appendice è riportato il testo integrale delle Costituzioni del 1536, un documento di eccezionale bellezza e intensità spirituale!
La lettura di questo libro apre uno squarcio sulle origini della «bella et santa Riforma de’ Frati Capuccini» (espressione di p. Bernardino Croli da Colpetrazzo, uno dei primi cronisti dell’Ordine), i quali, con una vita povera e austerissima e con la ricerca ininterrotta dell’intimità con Dio («il vero spirituale frate minore sempre prega», si dice nelle Costituzioni del 1536, 41), altro non volevano che ripercorrere con fedeltà assoluta, senza compromessi, l’esperienza vissuta da san Francesco e dai suoi primi compagni, infiammati d’amore per il Signore.


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Grün A., Preghiera e conoscenza di sé per incontrare Dio, Ed. Paoline, Milano 2007.

 
La ricerca della conoscenza di sé connota oggi molte esperienze spirituali. Spesso però questa ricerca verte soltanto sul proprio io. Si ferma all'uomo. Queste pagine, invece, - rendendo accessibile agli uomini e alle donne del nostro tempo il tesoro spirituale dei primi monaci (III - VI secolo) hanno lo scopo di descrivere una spiritualità che non ignora l'uomo, ma anzi, nell'incontro sincero con la propria anima e il proprio corpo, lo aiuta ad aprirsi a Dio.I primi monaci non perseguivano in primo luogo la conoscenza di sé, bensì l'esperienza di Dio.Lo scopo della loro ricerca era Dio. Ma nel cammino verso Dio hanno incontrato anche se stessi. Solamente in Dio l'uomo trova se stesso. I primi monaci hanno, infatti, scoperto che non si può trovare Dio se ci si ignora, se non ci si conosce.Alla conoscenza di Dio si giunge soltanto attraverso la conoscenza di sé. Ma, d'altro canto, Dio non è un mezzo per trovare se stessi. Dio è e rimane il vero obiettivo dell'uomo.

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Grün A., Apri il tuo cuore all’amore, Queriniana, Brescia 2005.


L'amore è una delle forze più potenti nell'essere umano, o perlomeno una forza che nessuno può ignorare. E in ogni esperienza di amore felice e infelice l'essere umano anela al vero amore, ad un amore che non ferisce né distrugge, ma rianima e conforta, che non controlla né limita, ma lascia liberi e apre uno spazio di vita. In fondo anela all'amore divino, che lo fa davvero vivere in libertà. Anselm Grün invita a vivere nell'amore e a riconoscere in esso la via attraverso la quale la nostra esistenza può davvero diventare degna di essere vissuta. In questo volumetto sono raccolti i testi più belli di Anselm Grün sull'amore.
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Pasquale G., ed., 365 giorni con Padre Pio, Edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo (MI) 2007.

Conosco moltissime persone, soprattutto giovani, che ogni giorno pregano Padre Pio e con Padre Pio. Lo fanno considerandolo, piuttosto, ancora come «Padre», pur essendo egli oramai già da alcuni anni stato dichiarato dalla Chiesa «San Pio» da Pietrelcina. E queste persone – dicevo molte in Italia, ma altrettante anche all’estero – si rivolgono allo stigmatizzato del Gargano nei momenti e negli ambiti più feriali della loro giornata: con un’invocazione, conservando nel portamonete una sua immagine che mostrano al primo che gli chiedesse della sua fede, esponendo una sua foto oramai visibile in tutti i negozi e perfino ai caselli autostradali d’Italia, leggendo brani delle sue impareggiabili Lettere, che sono raccolte oggi in un vero e proprio Epistolario. Queste Lettere, in realtà, costituiscono una ricchissima miniera, non ancora del tutto inesplorata, di spiritualità cristiana, esibente un profondo amore per l’umanità umile e povera, soprattutto per quella che ogni giorno lavora e soffre rendendo possibile la storia del mondo e quella della salvezza. Le Lettere di Padre Pio parlano agli occhi di chi le legge e gli parlano di Dio. Sono uomini e donne che Padre Pio ha incontrato e ascoltato per interi decenni in quel suo confessionale bisognosi e mai sazi – come lo siamo noi – di poter vedere quel meraviglioso Gesù che ci ha promesso di stare con noi ogni giorno, tutti i giorni sino alla fine del mondo (Mt 28,20), anche oggi. E a quegli uomini e donne Padre Pio scriveva molte lettere intrise, tra l’altro, di meravigliose immagini e metafore tratte dalla nostra più feriale quotidianità, ma anche richiamantesi a eventi della natura, a scorci del paesaggio, al calore degli affetti familiari e amicali.
Sicuro che Gesù mantiene, anche per questo nuovo anno, la promessa di «stare con noi» tutti i giorni, ho pensato che, attraverso un pensiero quotidiano tratto dalle Lettere di Padre Pio questa promessa risultasse oltremodo più tangibile. Un pensiero al giorno di Padre Pio – non credo di osare troppo nell’affermarlo – è un pensiero al giorno di Gesù per noi, l’unico che ci ama e ci guarisce pienamente: perché entrambi sono stati perforati dai «chiodi della storia», le stigmate. Gesù realmente, Padre Pio per grazia e, tuttavia, entrambi fisicamente. I «chiodi della storia» sono, infatti, quelli del soffio dello Spirito di Dio sull’uomo, il quale, giorno dopo giorno, ci sospinge alla conversione, facendo maturare in noi i lineamenti mirabili dell’immagine di Cristo (Ef 4,13).

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Salonia G., Odòs la Via della vita. Genesi e guarigione dei legami fraterni, EDB, Bologna 2007. 

Vogliamo la vita, desideriamo attingere all'albero piantato in Eden
per godere di un piacere infinito, di una serenità senza insidie, di una vita piena che non si esaurisce. Ogni domanda che popola la nostra storia e le nostre giornate è, in fondo, inchiesta incessante su quale sia il sentiero migliore per entrare in quella via e poter dimorare all'ombra di quell'albero» (dalla Premessa). In un libro al confine tra fede e psicoterapia, la ricerca dell'autore parte dall'assunto che la fraternità porta con sé un dramma, un sentirsi traditi o messi da parte: come fu per Caino e Abele, l'esistenza del fratello ricorda all'uomo che non è figlio unico. Ma nella storia di Gesù, nella sua vita e nella sua morte, viene guarita la radice della ferita «fraterna»: il rapporto con i genitori, che danno la vita ma danno anche i fratelli. L'esperienza propria di san Francesco coglie questo snodo fondamentale e testimonia come sia possibile vivere tale cambiamento radicale rispetto all'istinto di morte cui soggiace Caino. Le pagine di questo libro vogliono essere un aiuto a trovare questa via. Il testo è ripartito in tre sezioni. La prima è centrata sui fondamenti: alcuni testi decisivi tratti dalla Bibbia e da san Francesco. La seconda fa «vedere» nel concreto di un'esistenza, quella di Francesco di Assisi, gli assunti della parte fondativa. La terza è più pratica e affronta alcuni problemi concreti dell'esistenza cristiana, con uno sguardo mirato allo specifico della vita consacrata.
 
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Studio Teologico Interprovinciale "Laurentianum" dei Frati Minori Cappuccini
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