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La confessione è una vera doccia d'amore di Dio...

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In questo periodo in cui siamo in attesa del Giubileo straordinario della misericordia, mi piacerebbe riflettere con voi su questo tema tanto criticato e attuale.
Scrive Anselm Grün nel suo libro edito dalla Queriniana sulla confessione: «Forse nessun sacramento, negli ultimi decenni, è stato evitato dalla gente più della confessione. Se, negli anni cinquanta, era ancora normale che i buoni cristiani si confessassero ogni quattro settimane, o, almeno a Natale, a Pasqua e per i Defunti, oggi molte persone hanno detto addio al sacramento della penitenza: è raro vedere lunghe code accanto ai confessionali, questo succede al massimo nei conventi, nei luoghi di pellegrinaggio e nell'imminenza di festività particolari. Questa retromarcia della confessione ha certamente a che fare, da un lato, con l'eccessiva frequenza con cui ci si accostava nei tempi andati e, dall'altro, con una carente teologia e prassi del sacramento della penitenza».
In queste nostre riflessioni desidero presentare il sacramento della penitenza come un'offerta, salvifica e sanante, che Dio ci fa. In molte conversazioni con persone in cerca di aiuto, ho potuto sperimentare quanto sia centrale, per tanti, il tema della colpa e del senso di colpa. La confessione è un luogo, in cui si può parlare in modo adeguato alle persone di questo. Ma la confessione è qualcosa di più: in essa le persone possono fare esperienza del perdono delle loro colpe. Nessun altro sacramento è così vicino al colloquio terapeutico come la confessione in quanto in essa non si parla soltanto di colpa, ma, attraverso un rito che penetra nelle profondità dell'inconscio, si trasmette in modo efficace il perdono della colpa stessa.
Ritengo sia utile sottolineare in queste nostre riflessioni, come primo passo, la ricchezza che abbiamo nella tradizione cristiana. L'effetto salvifico e liberatorio della confessione può diventare chiaro solo se noi prendiamo in considerazione sia la teologia che la pratica di questo sacramento e se ci interroghiamo sul suo significato per noi oggi.
In un secondo momento, sottolineare l’efficacia del perdono anche verso se stessi... imparare ad accoglierci e perdonarci.
Credere nel perdono di Dio significa porre Dio al posto del nostro super-io privo di misericordia, avere fiducia nel fatto che Dio accetta tutto in noi, che ciò che noi continuiamo a rimproverarci egli lo ha già da tempo buttato via, cancellato, trasformato. La fede nel perdono che viene da Dio deve distogliere il nostro sguardo dalla nostra colpa personale per rivolgerlo alla sua misericordia divina. Di fronte agli occhi colmi di bontà di Dio possiamo trovare la pace con noi stessi e dire di sì a noi proprio perché Dio ci ha dato una conferma piena e totale del nostro essere.
Una giovane donna - afferma p. Anselm - continua a rimproverarsi di aver ferito il suo ragazzo da cui si è divisa da tempo. Non riesce a perdonare se stessa di aver commesso degli errori nell'ambito della loro amicizia. E questa incapacità ha un effetto sempre paralizzante su una nuova relazione. Ha paura che possano riattivarsi i vecchi meccanismi. Sente di dover perdonare prima se stessa per poter poi davvero ricominciare da capo e dedicarsi al suo nuovo ragazzo senza trascinarsi dietro pesi interiori. Finché non avrà perdonato se stessa, il passato le rimarrà attaccato, ostacolando la felicità che le offre il presente. Talvolta perdonare se stessi è ancora più difficile che perdonare agli altri, ma è il presupposto per poter vivere nel presente coscientemente e accuratamente senza i turbamenti della colpa passata di cui nel nostro intimo continuiamo ad accusarci. Nel profeta Isaia Dio ci parla così: «Anche se i vostri peccati fossero come scarlatto, diventeranno bianchi come neve. Se fossero rossi come porpora diventeranno come lana» (Is 1,18).
Se Dio ci perdona, la nostra colpa perde la sua forza e non può più offuscarci: non la si nota più sulla nostra pelle. Diventa invece bianca come la neve, ci sentiamo come rinati. Possiamo di nuovo ricominciare. Il passato non incombe più su di noi come un peso. Ma dobbiamo anche credere nella forza dell’amore di Dio che perdona perdonando noi stessi e liberandoci in questo modo dal potere distruttore della nostra colpa.
Vorrei concludere questa nostra introduzione riportando una testimonianza che una donna mi ha detto riguardo il sacramento della riconciliazione: «Noi abbiamo dimenticato l'immensa misericordia di Dio ma soprattutto l'immenso amore che Dio ha per noi. La confessione è una vera doccia d'amore di Dio. Dio solo sa leggere il tuo dolore. E il tuo dolore è il grido, è la voce interiore di quando non hai più risposta, più forza, più tenacia non hai più voglia di andare avanti. Di fronte al dolore hai un solo mezzo: gridare. E questo grido viene raccolto dall'unico amore intelligente: Dio. Il più grande psicologo della tua vita è Dio. Dio non si scandalizza del tuo dolore. La confessione è il tuo grido, raccolto, portato nel suo cuore. La confessione è prendere atto della tua incapacità di risolvere i problemi; è una tua preghiera, e il frutto della preghiera è la pace di Dio che supera ogni intelligenza. La confessione non è l'hobby delle anime “sfigate”, il salvagente dei disperati che non sanno risolvere le cose della loro vita! È il dono che Dio da alle anime forti, alle anime che vogliono sperimentare in pieno l'immenso amore che Dio ha per ognuno di noi».

Giuliano Franzan
 
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